Viandanti e signori, benestanti e straccioni, tutti i cittadini del GranDucato sono soliti passare un momento al pozzo dei desideri per lanciarvi una moneta nella speranza di veder esauditi i loro sogni e le loro speranze. Qualcuno chiede l’oggetto proibito, qualcun altro prega per il palpito d’amore, ma nessuno rammenta la storia del Pozzo e il giorno in cui una voce emerse dalle sue profondità.
Era una delle ultime notti d’autunno, nella prima era di Lot, e in molti si erano riuniti attorno al pozzo, richiamati dai suoni che emergevano dal pozzo. La catena del secchio oscillava e tintinnava mentre dalle viscere della terra si levavano mugolii sommessi e la bocca del pozzo sputava ciottoli e pietre verso i presenti.
Lo spirito del pozzo si era adirato perché qualcuno vi aveva gettato quelle stesse pietre che ora saltavano in ogni direzione.
“Ho detto che voglio solo moneta sonante, non sterili ciottoli che non valgono un soldo bucato, avete capito lassù?”
La voce nel pozzo era intrisa di sadico disprezzo e fu in quel momento che la sua natura si manifestò ai presenti. Non si trattava di un’entità gentile bensì di un avido divoratore di oro lucente.
“Bravi, bravi. Come siamo diligenti. Continuate a chiedere, continuate ad avere sogni e speranze, ma soprattutto, continuate a buttare monete d’oro“
Così diceva il pozzo e rideva e ghignava, lanciando ciottoli a coloro che osavano affrontare la sua indole dispettosa.
“Ho fame… Smettetela di riempirmi le onorevoli orecchie con le vostre fandonie e buttate la vostra moneta succulenta”
Continuava a comandare, fino a quando una kendot di nome Zetal, appartenente all’ordine dei cerusici, non chiese al pozzo di spezzare la maledizione che l’aveva colpita e che le faceva crescere folti baffi che non si piegavano al volere delle lame.
Il pozzo allora ascoltò la sua richiesta ma non volle esaudirla, volle invece che la stessa maledizione colpisse coloro che si erano riuniti attorno alle sue fameliche fauci di pietra e così, i sette curiosi, furono raggiunti dall’eco di uno schiocco di dita e circondati da una nube scintillante, maledetti dal sadico spirito del pozzo e vedendosi crescere folti e spessi baffi.
“Provate a tagliarli se vi riuscite, tanto ricresceranno, e cresceranno, e cresceranno, e indovinate un po’? Creseranno ancora”
Queste furono le ultime parole che si udirono prima che la creatura tornasse nell’oblio lasciando gli sventurati con il loro stupore e con il loro nuovo aspetto.
Andrei Des Corbeaux
Curatore della Biblioteca DesCorbeaux
